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di Annalena Benini* - 27 Giugno 2026
Alcuni anni fa, una sera di quasi estate, bella come queste sere in cui la luce diventa dolce prima di andarsene, mi trovavo alla Libreria delle donne di Milano insieme a un’amica scrittrice, Gaia Manzini: parlavamo in pubblico di un’antologia, un libro che ho curato, ma in particolare parlavamo di invidia.
Che cos’è e quanto è feroce l’invidia di una donna verso un uomo, verso il suo talento, a partire da un formidabile racconto di Kathryn Chetckovich, che si intitola appunto “Invidia”. Lei è la compagna di un implacabile Jonathan Franzen, incontrato a un ritiro per scrittori, dove ognuno scrive le proprie paginette con grande fatica, compresa lei, ma dopo qualche mese d’amore lui le chiede la gentilezza, la condivisione, la pietà di leggere un po’ di pagine in cui proprio non sa come districarsi. O forse, infido, sta preparando il suo trionfo.
Le ultime elezioni amministrative hanno riportato sotto gli occhi di tutti un dato che non può lasciare indifferenti: nelle città capoluogo chiamate al voto le candidate sindache sono state una netta minoranza rispetto agli uomini (9 contro 77). La questione non riguarda soltanto la rappresentanza numerica. Riguarda il modello stesso di leadership che continua a orientare la selezione delle classi dirigenti.
In occasione della ricorrenza del 2 giugno abbiamo chiesto alle studentesse del Corso di Formazione Continua dell’Università di Verona Fuori dal Comune. Donne al Governo delle Comunità un loro approfondimento, ringraziamo Giorgia Lombardi e Lucrezia Sanginesi. Nelle prossime settimane pubblicheremo nuovi contributi.
di Annarosa Buttarelli, pubbblicato su La Stampa il 17 Maggio 2026
Di frequente, le discussioni contemporanee si concentrano sulle insidie per la capacità di mantenere vivo il pensiero dovute alla massiccia entrata in campo della AI e per la dipendenza – non solo dei giovani – dai social e da Wikipedia. Queste insidie sono autentiche ma l’evaporazione della capacità di pensare veramente e criticamente ha altre e forse più potenti concause: una riguarda l’evaporazione dell’autorevolezza della filosofia.
Faccio un solo esempio: la Rettrice dell’Università statale di Milano ha annunciato “l’impegno civico della Statale sul rafforzamento della psicologia e del benessere psicologico, in tutte le sue declinazioni.” Ma come? La Statale diventa un dominio della psicologia? Quando studiavamo alla Statale, sapevamo che era considerata l’ateneo più prestigioso per la Filosofia poiché ospitava grandi maestri e grandi maestre e perché era il luogo di pensiero critico più avanzato in Italia. Perché non curare e non fare proseguire questa eccellenza?
La Fondazione Scuola di Alta Formazione Donne di Governo, nelle figure della Presidente Giovanna Piaia e della Direttrice Scientifica Annarosa Buttarelli, sostiene e condivide l'appello di più di 1700 donne tra giuriste, accademiche, politiche artiste e attiviste. Una riforma sbagliata nel modo e nel merito.
La Fondazione Scuola di Alta Formazione Donne di Governo presenta la nuova Accademia Maestria Femminile "Riflessione Femminista", un ciclo di lezioni dedicate a chi desidera approfondire le pratiche, le riflessioni e le sfide del pensiero femminista contemporaneo.
«Non dobbiamo mai smettere di cercare, di imparare, di trasformarci e trasformare. La vita è trasformazione, e lo è anche essere femministe. Pensiamo e ripensiamo. Il mondo e la vita vanno avanti e noi dobbiamo provare a vedere dove e come, e perché. Proviamoci insieme», afferma la filosofa femminista Annarosa Buttarelli, curatrice del percorso.
In un’epoca di profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali, il ruolo delle donne nel lavoro e nell’imprenditoria non è solo centrale: è rivoluzionario, è la Novità storica. Con questo spirito nasce l’evento “La Novità Storica. Il femminismo può trasformare il mondo del lavoro?”, promosso dalla Fondazione Scuola di Alta Formazione Donne di Governo, che si terrà il 19 Febbraio presso il Museo del '900 M9 di Mestre, in collaborazione con Donnesenzaguscio, che propone una riflessione contemporanea sul protagonismo femminile e femminista nel mondo produttivo.
Ho incontrato la parola femicidio, per la prima volta alla pagina 171 di un libro edito da Sonzogno nel 1977: “Crimini contro le donne - Atti del Tribunale internazionale 4-8 marzo 1976, Bruxelles” (a cura di Diana E.H. Russel e Nicole Van de Ven). Già nel 1974 questo termine era stato utilizzato dalla scrittrice statunitense Carol Orlock, recuperando una definizione giuridica ottocentesca, nel suo libro Femicide, per nominare gli assassinii di donne per il fatto di essere donne.

Il corso nasce per sostenere una novità storica: il protagonismo femminile nella convivenza e nel mondo del lavoro. Una presenza che non può essere semplicemente un fenomeno del momento: da qui la necessità di formare e di informare - donne e uomini - dell'esistenza di pensieri e di pratiche differenti da quelle che conosciamo abitualmente, ormai inefficaci. Infatti, il patriarcato, che ha dominato per millenni, non è più il regolatore dei legami sociali, sebbene le istituzioni politiche, culturali e religiose funzionino ancora secondo logiche monosessuate al maschile e siano attraversate da una misoginia spesso inconsapevole. Il problema è trovarsi formati e formate a affrontare la crisi contemporanea delle istituzioni e lavorare per un cambio di civiltà.
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