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La novità storica: l'autorevolezza delle donne di governo necessaria per il mondo

La novità storica: l'autorevolezza delle donne di governo necessaria per il mondo

Le donne nella campagna elettorale sono presenti come candidate con rappresentanza garantita dalle quote di lista rispettate ai nastri di partenza, studiate a tavolino e potenzialmente a rischio se il seggio non è blindato. Fra le tante assurdità democratiche di questo sistema elettorale, anche le garanzie di genere saranno compromesse.

Le donne sono poco presenti anche nei programmi elettorali, nonostante i dati allarmanti sulla loro condizione. Sempre meno presenti come elettrici. La loro astensione al voto supera del 5% quella degli uomini. La causa è certa: il distacco della politica dalla loro vita quotidiana, politica sempre più squilibrata sulle opportunità di lavoro, sulle risorse dedicate al welfare di cura, alla educazione scolastica, educativa e sportiva dei figli e figlie, sulla carenza di tutela dal danno maschilista variamente espresso nel nostro paese. Questa condizione è talmente cronica da non rientrare più nelle emergenze.

Eppure il dibattito femminile e femminista si è riattivato e mostra molte sfaccettature di analisi. Ritengo positivo quello che appare come dibattito conflittuale all’interno di un movimento femminista che si è talmente esteso da avere punti di vista diversi.

Del femminismo si parla con approssimazione non conoscendone l’ampiezza e varietà del corpo teorico e militante. Si strumentalizzano le differenze di opinione per banalizzare sull’ipotetico fatto che le “donne non sostengono le donne”, fatto che si dovrebbe considerare naturale quando il giudizio riguarda le donne che assumono ruoli decisionali.

Se il ruolo di potere, inteso come verbo e non come sostantivo, rende poco evidenti le dinamiche opache, asimmetriche e spesso non democratiche del potere stesso per poi poterle trasformare, ecco che questo non può considerarsi un servizio esercitato dalle donne per le donne, quindi legittimamente posto a giudizio delle donne stesse.

La rete delle Donne di Governo “La novità storica” promossa dalla Scuola di Alta Formazione Donne di Governo con Annarosa Buttarelli pone con molta chiarezza la qualità della leadership femminista come differenza sostanziale per ottenere capacità trasformativa dei ruoli di potere e liberazione delle donne dal patriarcato culturale e istituzionale.

Questa visione promuove un’autorità femminile sostenuta dalle esperienze e dal confronto schietto con altre donne. Aderisce inoltre a un modello di rete e non di scala, promuovendo la democrazia deliberativa.

Nettamente divergente dal principio del merito di matrice individualistica e competitiva, il potere è esercitato come verbo e non come sostantivo, potere che allarga il potere collettivo delle donne.

Forme, linguaggi e contenuti della politica sono seriamente messi alla prova da questo stile femminista dell’esercizio del potere.

Il femminismo vuole trasformare i rapporti non solo parificarli, è movimento trasformativo e non solo egalitario. Con questa chiarezza sgomberiamo il campo dagli equivoci e marchiamo la differenza che può unire oltre le appartenenze di partito.

Il Coordinamento de La novità storica ha inviato una lettera alle candidate, alle segretarie di partito, alle portavoce, alle coordinatrici per sollecitare una alleanza di intenti che qualifichi in modo radicale l’agire politico sui temi del: lavoro produttivo e riproduttivo, transizione ecologica, scuola e salute pubblica, autodeterminazione nei diritti, contro la violenza maschile, le spese militari. Tutti argomenti di studio e confronto che le donne sapranno argomentare per rendersi più autorevoli e decisive nelle politiche di governo dello Stato e delle città.

Giovanna Piaia del Gruppo di Coordinamento




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