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di Annarosa Buttarelli, pubblicato su 'Lo Specchio' de La Stampa del 21 Gennaio 2024
Circola da qualche tempo un appello che richiede firme a sostegno della denuncia di “femminicidio di massa” avvenuto il 7 ottobre scorso ad opera di Hamas, in Israele. Ci mancava anche questo appello tra gli altri che stanno dilaniando l’ormai variegata frammentazione interna al femminismo italiano. Ci sono donne, come quelle firmatarie dell’appello che, senza se e senza ma, sostengono, anche senza intenzione precisa, la causa complessiva dello Stato israeliano. Ci sono donne che ricusano l’appello perché non cita anche le stragi di donne e di bambini in quel che rimane della Palestina, ma soprattutto queste stesse fanno opposizione all’appello perché usa la formulazione “femminicidio” per le donne vittime nel kibbutz. Dobbiamo parlarne, sia perché esiste una posizione diversa dalle due descritte, sia perché si tratta, non solo di definire meglio quello che è accaduto, ma perché è esatta la parola “femminicidio”, in ogni caso.
L'articolo di Annalisa Camilli apparso su Internazionale con il titolo Perché ci sono pochi corsi di studi femministi nelle università italiane ci stimola a riconoscere i cambiamenti in atto e a rilanciare la scommessa culturale e politica aperta, per tutti, dalla rivoluzione femminile-femminista. Come la Scuola di alta formazione intende fare. Al di là dei vincoli -immaginari o reali- dell'attuale istituzione universitaria, delle etichette con cui si veicolano nuovi contenuti aggiuntivi (Gender-Queer Studies), di proposte di parità soprattutto se calate dall'alto. Perché è il modo di agire la propria libertà con le forme del sapere, nella ricerca e nella docenza, che può costituire un cambio di prospettiva a tutto campo. Per questo rilanciamo la scommessa e pubblichiamo un articolo a firma Muraro-Piussi apparso molti anni fa, ai tempi di un governo di centro-sinistra.
Prof.ssa Anna Maria Piussi
Donne di Governo. La novità storica è un percorso che ha incontrato più di 250 donne impegnate in ruoli di responsabilità pubblica, amministrativa e politica in tante città e comuni italiani. Donne di Governo. La novità storica è uno "spazio di dialogo, di formazione e di relazioni dove si incontrano donne che hanno passione politica e desiderio di dare il loro contributo alla vita delle comunità governando in relazione con le altre donne e in autonomia di giudizio e di pratica".
In continuità con il percorso di formazione intrapreso nei mesi precedenti con DONNE DI GOVERNO. La novità storica per tutte le donne impegnate in responsabilità politiche, pubbliche e amministrative, il 19 e 20 gennaio 2024 si terrà a Verona l’iniziativa: Donne e potere: il potere delle donne. Amministrare per restituire, organizzata dalla Fondazione Scuola di Alta Formazione Donne di Governo con la rete La città delle donne e in collaborazione con il Comune di Verona.
Tre grandi rivoluzioni nel pensiero hanno modificato, secondo Freud, l’idea della centralità dell’Uomo. La prima, di Copernico, spazzò via il geocentrismo e la convinzione che l’intero universo ruoti attorno alla Terra. La seconda, di Darwin, minò la centralità della nostra specie e la convinzione che essa sia qualcosa di unico e separato, mentre si è evoluta da altre forme di vita. La terza, rappresentata dalla psicoanalisi stessa che mostrò come il Soggetto non fosse “padrone a casa sua” e che molto del suo comportamento fosse dettato da forze al di fuori della sua coscienza. Ma c’è una quarta rivoluzione, altrettanto fondamentale, sconvolgente e appassionante: quella collettiva del femminismo che mira a superare l’androcentrismo (la credenza nella centralità del maschio) e a spezzarne il dominio, per una liberazione delle donne e per una nuova comune civiltà tra uomini e donne.
di Annarosa Buttarelli
L’odio millenario verso le donne in quanto donne dei femminicidi danno un unico mostruoso senso a quello che sta capitando e che l’uccisione di Giulia Cecchettin fa ascrivere ancora una volta alla mai veramente affrontata “questione maschile”. Spiegazioni che richiamano la ragion di Stato e la geopolitica per le guerre sono, nel 2023, del tutto secondarie e forse inutili.
di Annarosa Buttarelli, articolo pubblicato domenica 26 Novembre su Lo Specchio de La Stampa
Tra i molti dualismi che confondono la nostra epoca vi è lo stupefacente lavorìo intorno al tema della natalità e, dirimpetto, quello della strage di bambini e bambine a causa delle guerre in corso. Se ci si riflette, ci si accorge della assoluta mancanza di logica e di razionalità che si alligna nel travaglio contemporaneo, nel quale, mai come oggi, assistiamo alla progressiva pericolosa evanescenza del pensiero.
Iniziamo dal titolo della ricorrenza: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Nel 1999 l’ONU diede una descrizione di obiettivi alla giornata, ma non connotò la natura maschile e patriarcale della violenza sulle donne. Più avanti, la violenza maschile viene definita “violenza di genere” e “violenza sulle donne”, continuando a non indicare gli autori e i responsabili della violenza. Così, si è andata attenuando la riluttanza a utilizzare la parola femminicidio, anche se manca ancora lo statuto giuridico di questo reato. Esiste il reato di omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela o convivenza con la vittima di sesso maschile, ma la denominazione femminicidio (uccisione voluta o preterintenzionale di una donna in quanto tale) non compare nel codice penale nella definizione specifica di omicidio di donne in quanto donne.
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