Anna Maria Maiolino

Donne e governo delle comunità: perché così poche candidate sindache?

A 80 anni dal voto delle Donne per la Repubblica Italiana, il contributo delle corsiste di FUORI DAL COMUNE

Le ultime elezioni amministrative hanno riportato sotto gli occhi di tutti un dato che non può lasciare indifferenti: nelle città capoluogo chiamate al voto le candidate sindache sono state una netta minoranza rispetto agli uomini (9 contro 77). La questione non riguarda soltanto la rappresentanza numerica. Riguarda il modello stesso di leadership che continua a orientare la selezione delle classi dirigenti.

In occasione della ricorrenza del 2 giugno abbiamo chiesto alle studentesse del Corso di Formazione Continua dell’Università di Verona Fuori dal Comune. Donne al Governo delle Comunità un loro approfondimento, ringraziamo Giorgia Lombardi e Lucrezia Sanginesi. Nelle prossime settimane pubblicheremo nuovi contributi. 

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La scarsa presenza di donne candidate sindache non è solo un problema politico, ma il riflesso di una difficoltà più profonda nel riconoscere l'autorità femminile nelle istituzioni sia pubbliche che private.

Eppure le donne sono presenti nelle amministrazioni pubbliche, spesso in misura significativa. Operano nei servizi, nella scuola, nel sociale, nella sanità, negli uffici che quotidianamente tengono insieme il funzionamento delle comunità. Ciò che continua a mancare è una presenza altrettanto forte nei luoghi dove si definiscono le priorità politiche, si distribuiscono le risorse e si immagina il futuro delle città.

Le ragioni sono molteplici. Certamente esistono ancora ostacoli concreti e discriminazioni, ma pesa anche una cultura del potere costruita storicamente su caratteristiche considerate "maschili": disponibilità totale, competizione permanente, reti informali di relazione, conflittualità come strumento ordinario di governo. In questo contesto, una donna che aspira a guidare un'amministrazione spesso si trova a dover dimostrare competenza e autorevolezza più dei colleghi uomini.

Il problema non riguarda solo le donne

Ma il problema non riguarda soltanto le donne. Riguarda la qualità stessa della democrazia. Quando la selezione della leadership resta concentrata in gruppi omogenei, si impoverisce la capacità delle istituzioni di comprendere la complessità della società. Si restringono gli sguardi, le esperienze e le priorità che entrano nelle decisioni pubbliche.

Molte donne arrivano alla politica attraverso percorsi diversi rispetto a quelli tradizionali: l'impegno sociale, il volontariato, i movimenti civici, la cura delle relazioni e dei beni comuni. Esperienze che permettono di sviluppare competenze preziose per il governo delle comunità: ascolto, capacità organizzativa, attenzione alle fragilità, costruzione di reti, gestione dei conflitti.

Non si tratta di sostenere che le donne siano naturalmente migliori degli uomini. Si tratta piuttosto di riconoscere che storie, esperienze e punti di vista differenti possono contribuire a trasformare il modo di esercitare il potere. In un tempo segnato da crisi ambientali, disuguaglianze sociali e crescente sfiducia nelle istituzioni, la politica ha bisogno di nuovi linguaggi e nuove pratiche.

Per questo la sfida non è soltanto aumentare il numero delle donne candidate o elette. È rendere finalmente normale l'autorità femminile nelle istituzioni. È superare l'idea che la leadership abbia un unico volto e un unico stile. È costruire amministrazioni capaci di valorizzare la pluralità delle competenze e delle esperienze.

Quale idea di governo delle comunità per il futuro?

Le ultime amministrative ci consegnano dunque una domanda che riguarda tutti: quale idea di governo delle comunità vogliamo per il futuro?

Annarosa Buttarelli, riflettendo sull’autorità femminile, scrive della necessità di una politica “regolata dalle leggi della vita più che dalle gerarchie o dallo strapotere del denaro”. (Sovrane, Il Saggiatore, 2017)

Ed è esattamente qui che, secondo me, la presenza delle donne può cambiare radicalmente il senso stesso delle istituzioni. Se vogliamo istituzioni più vicine alla vita reale delle persone, più capaci di affrontare la complessità e di immaginare il domani, la presenza delle donne nei luoghi decisionali non è una questione di quote. È una questione di qualità democratica.

E forse proprio da qui deve ripartire il lavoro di formazione, accompagnamento e valorizzazione delle donne che scelgono di mettersi al servizio delle proprie comunità: non per occupare uno spazio, ma per contribuire a trasformarlo.

Picture: Anna Maria Maiolino, Entrevidas (Between Lives), from the Fotopoemação (Photopoemaction) series, 1981




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