Leonora Carrington

I misteri di Leonora

tratto da La Cronaca di Mantova del 21 Novembre 2025 - di Renzo Margonari

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Leonora Carrington: una personalità libera e indipendente

Leonora Carrington (Lancaster, 1917-Città del Messico, 2011) si è sempre preoccupata, sia come persona sia come artista, di mantenere e semmai integrare l’essenza più intima della propria personalità libera e indipendente pur vivendo la propria vicenda di “femmina umana”, senza rinunciare agli amori, alla maternità, al vivere una vita squassata dai sentimenti combattendo per la propria individualità autonoma e infine una “normalità” domestica.

Origini e primi anni

Nata in Inghilterra, figlia di un facoltoso imprenditore industriale, conosce brevemente l’Italia, vive in Francia una prima parte della sua leggenda e poi si trasferisce definitivamente in Messico, forse l’unico paese rivoluzionario dei suoi tempi, dove resta per quasi settant’anni. Qui rivendica la sua fede sciamanica anche fuori dal Surrealismo, benché negli affetti della sua vita ci sia sempre l’ombra di Ernst, scrivendo, tra l’altro:

Non sono mai stata surrealista. Ho dipinto la mia realtà, non i miei sogni.

Dichiarazione che merita da noi un’approfondita meditazione. La pluralità di esperienze e la conoscenza di varie culture le permette di elaborare immagini leggibili a strati in cui si mescolano figure simboliche ibride e animali (c’è sempre il cavallo, simbolo del libero viaggio esistenziale), intrecciando illustrazioni della sua vita onirica con i miti europei, le religioni orientali estinte, la ritualità animistica delle credenze autoctone del Messico antico, i tarocchi di Marsiglia, i colori alchemici, tentando personificazioni del mistico, del magico, mescolati al leggendario e all’esoterico, alla Cabala.

La crisi, il ricovero e la fugaCarrington

Ha subito un ricovero psichiatrico coatto a Santander, sfuggendo poi al medico fascista spagnolo che la “curava”, senza rinunciare a scrivere e immaginare un mondo fantastico ispirato ai racconti magici della nonna irlandese che credeva - come ancor oggi molti in Irlanda - all’esistenza di un misterioso “piccolo popolo” sotterraneo dedito alla magia naturale, invisibile alla gente comune, popolando i suoi dipinti di fantasmi, strani animali, Grandi Trasparenti, rituali cibari.
In Messico Leonora sovrappone gli studi occultistici, approfonditi con l’amico alchimista, gran pittore surrealista Kurt Seligmann e scrittore (Lo specchio della magia, 1948). È ospite dello scrittore Edward James che sta realizzando il suo incredibile giardino surrealista a Xilitla (vedi Il sogno verde di Edward James, 15 luglio 2022, p. 13) e affresca alcune pareti della sua casa tra il 1964 e il 1967. Del resto, anche lei è una grande scrittrice ironica e caustica che realizza almeno tre capolavori della letteratura grottesca.

Stile pittorico: tra fiaba, occulto e filosofia del tempo

La sua tecnica pittorica è particolare. Immagini narrative, misteriosamente fiabesche s’incidono finemente come trame di merletto, in spazi e atmosfere cupe ed ambigue con figure ibride, evocando - direi - più Brughel che Bosch, ma con l’ampiezza compositiva e narrativa di Paolo Uccello: è una pittura senza tempo in cui prendono forma concreta il pensiero, il trasparente, il fantasmico, l’invisibile, il magico, l’idea cosmica del Tempo, come dovessero adagiarsi nella corteccia cerebrale di chi osserva il dipinto, senza essere decifrate, poiché ogni dipinto può essere interpretato solo con una lunga e articolata analisi e un’ampia cultura materiale, storica e occultistica.

Carrington e Remedios Varo: un confronto necessario

A parte, osservo che ci sono troppe assonanze stilistiche e contenutistiche con le opere della pittrice spagnola e surrealista Remedios Varo, che raggiunge Carrington in Messico -e anche mosse biografiche- per non citarne l’opera ogni volta che si parla di Leonora, come trascurano (e forse fanno bene) gli estensori del catalogo per la mostra Carrington a Palazzo Reale di Milano, dal 20 settembre all’11 gennaio 2026, a cura di Tere Arcqe Carlos Martin.

Ma la critica dovrebbe ormai affrontare questo tema poiché la tecnica pittorica espressa da Leonora sembra di minor qualità ma notevolmente di maggiore spessore poetico e intensità intellettuale. Alcuni testi danno Varo collaboratrice di Leonora. Soprattutto non pare che il pensiero di Remedios sia fieramente profondo e radicato all’idea femminista come Leonora ha sempre manifestato lucidamente e in anticipo perfino sul surrealismo femminista francese. L’autobiografismo allegorico di Varo non si riferisce neppure all’alchimia e alle tradizioni spirituali del Messico. La vicenda umana di Remedios è indubbiamente meno drammatica e avventurosa, non ha mistero. Sarebbe utile verificare chi influenza chi, per stabilire, in termini di merito estetico, chi sia la principale presenza femminile della pittura messicana, escludendo, a mio parere, Frida Kahlo che dal punto di vista estetico e biografico non è neppure pallidamente prossima agli elevati valori delle due immigrate, ma è più famosa di loro grazie all’adozione imprudente e gratificante invalsa nel femminismo internazionale: Frida col suo linguaggio figurativo egotico e piuttosto naif, non vale la pena.

Una pioniera del femminismo radicale

A mio parere, il Movimento Femminista avrebbe guadagno valorizzando, invece, una figura più limpida e davvero eroica come Leonor Carrington portatrice di un’esperienza tragica e splendente, riferita sempre anche con ironica gioia, ma fondamentalmente pessimista, seguendo in linea retta la ricerca della libertà nei rapporti intergenerici. È una forte femminista.
Infatti, scrive nel suo saggio del 1970, “Animale Umano Femminile”: L’idea che i nostri “Padroni” (i maschi, ndr), abbiano ragione e debbano essere amati onorati e obbediti è, a mio avviso una delle menzogne più distruttive istillate nella psiche femminile. È diventato terribilmente evidente quello che hanno fatto al nostro pianeta e alla sua vita organica. Credo che la vita sulla Terra abbia scarse possibilità di sopravvivere, se le donne continueranno a restare passive.
La nostra Carla Lonzi avrebbe solidarizzato.




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