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Per una rifondazione del maschio all'alba del nuovo mondo

Per una rifondazione del maschio all'alba del nuovo mondo

Articolo di Annarosa Buttarelli pubblicato su La Stampa di Domenica 6 Febbraio 2022

Si riflette troppo di rado sulla "questione maschile", se non sfiorando il problema quando si vorrebbe esistesse ancora la "questione femminile", posta, invece, fuori gioco dal movimento mondiale della libertà delle donne, guadagnata ormai come libertà della mente e del cuore dall'assoggettamento al patriarcato, perfino nei luoghi dove non è ancora riconosciuta nel sistema dei diritti.

La "questione maschile", mai elaborata dagli uomini a livello di trasformazione della civiltà, sembra scomparire prima ancora di affermarsi quando le donne dichiarano (dichiariamo) di non essere più vittime del sistema patriarcale, ma anzi sostengono di aver contribuito, con convinzione e pazienza, alla sua decostruzione e, infine, alla sua morte simbolica. Invece, il tentativo di riscatto misogino, specialmente a livello di reazione culturale, e il persistere dei femminicidi in tutto il mondo, fino a indurre l'idea che in parecchi maschi ci sia la pulsione a operare un genocidio femminile, pone la questione maschile come uno dei più rilevanti e urgenti temi da porre nel contemporaneo tentativo di cambio della nostra civiltà. Sono veramente pochi gli uomini di buona volontà che se ne fanno carico. In Italia pochissimi.jabulonka

Per tutti questi motivi, ci è sembrato doveroso proporre all'attenzione italiana il cospicuo lavoro dello storico e scrittore francese Ivan Jablonka, il cui primo libro tradotto in italiano è stato Laëtitia o La fine degli uomini, in cui ricostruisce pietosamente la vicenda di Laëtitia Perrais, rapita e uccisa a diciotto anni nei dintorni di Nantes. Una vicenda che occupò lo spazio mediatico francese per moltissimo tempo, con centinaia di trasmissioni e di articoli. Ivan Jablonka, un autore pluripremiato in patria con i più prestigiosi riconoscimenti, pone con forza la "questione maschile" in Uomini giusti. Dalla fine del patriarcato alle nuove maschilità, chiedendosi e chiedendo quanto tempo deve ancora trascorrere prima che si veda l'impegno a generare una "morale del maschile per tutti gli atti sociali", cercando di far comprendere finalmente come non ve ne sia alcuna finora, per nessun atto sociale. In questo libro, riccamente documentato fin dagli albori delle civiltà, Jablonka cerca di ridefinire la mascolinità che ha associato sempre la virilità al dominio, impegnandosi, dall'interno, a decostruire la civiltà millenaria e proponendo un'alleanza con il femminismo, correttamente inteso come lotta per una trasformazione della civiltà e per la giustizia per tutti e per tutte. Una proposta, quest'ultima, che il femminismo della differenza italiano sostiene da alcuni decenni, ma non la gran parte degli uomini, tantomeno i "politici", che, qui da noi, sembrano ancora immersi nella competizione per il potere e compiaciuti della misoginia che si beffe delle lotte e del pensiero delle donne. Quella che Ivan Jablonka chiama "giustizia di genere", scrivendo con grazia le sue ragioni, è una delle condizioni per la ricostruzione della democrazia, un ambiente politico in cui la virilità non venga intesa come autorizzazione all'omicidio-femminicidio, in cui possa esistere una mascolinità rifondata senza il disprezzo della nascita da madre, cosicché nelle famiglie, nelle imprese, nelle religioni, nella politica, nella sessualità e nel linguaggio si faccia visibile la ricerca della giustizia. Addirittura, l'autore suggerisce ai suoi simili l'idea che possano fare nel rapporto con le donne un processo simile a quello che li ha spinti a fare le rivoluzioni per generare un mondo nuovo: "A quando una Notte del 4 agosto nella quale, collettivamente, gli uomini rinunceranno ai loro privilegi? Un mondo più felice, fondato sui diritti di tutte e di tutti, con donne libere e uomini giusti: una bella agenda per i secoli futuri."

ANNAROSA BUTTARELLI




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