DDL Femminicidio| Luana Zanella contestualizza l'introduzione del delitto di femminicidio

DDL Femminicidio| Luana Zanella contestualizza l'introduzione del delitto di femminicidio

25 Novembre 2025 - Intervento di Luana Zanella sul voto finale Ddl “Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime"

Ho incontrato la parola femicidio, per la prima volta alla pagina 171 di un libro edito da Sonzogno nel 1977: “Crimini contro le donne - Atti del Tribunale internazionale 4-8 marzo 1976, Bruxelles” (a cura di Diana E.H. Russel e Nicole Van de Ven). Già nel 1974 questo termine era stato utilizzato dalla scrittrice statunitense Carol Orlock, recuperando una definizione giuridica ottocentesca, nel suo libro Femicide, per nominare gli assassinii di donne per il fatto di essere donne.

Fu ripreso e diffuso poi dall’antropologa messicana Marcela Lagarde, deputata federale del Messico tra il 2003 e 2006, che assieme ad altre femministe latinoamericane lo adottò per significare la forma estrema di violenza maschile contro le donne, atto finale di un ciclo di sopraffazione e volontà di dominio all’interno di relazioni di intimità e/o di familiarità.

A Bruxelles duemila donne provenienti da quaranta paesi di tutto il mondo testimoniarono, denunciando e descrivendo i crimini subiti o conosciuti. Fu possibile così costruire un mosaico delle differenti forme di violenza esercitate contro le donne, in tutto il pianeta ed elaborare proposte di azioni comuni e iniziative concrete all’interno di un quadro strategico generale. Il personale divenne politico, la violenza maschile sulle donne si disvelò per quello che era ed è: dispositivo di potere consegnato dall’ordine simbolico patriarcale nelle sue variabili storiche, geografiche, culturali e religiosi, ai maschi per mantenere la disciplina e la soggezione dell’altra metà della popolazione umana, le donne.

Fu una risposta radicale del femminismo all’impostazione e ai deludenti risultati della pur importante prima Conferenza mondiale delle donne del 1975, indetta dall’ONU a Città del Messico per celebrare l’Anno internazionale della Donna e promuovere il Decennio delle Nazioni Unite per le Donne (1976/1985).

La storia delle parole

Questo per dire che scegliere un termine piuttosto di un altro non è indifferente, né un’operazione che si fa a tavolino o in una commissione, ma frutto di un lungo, spesso tragico, cammino storico, attraversato dalle lotte instancabili delle donne lotte delle donne, dalla rivoluzione prodotta dalla libertà e dalla soggettività femminile pensante, parlante, agente. Grazie al coraggio, alla determinazione, al desiderio di esistere delle donne, in autonomia e indipendenza, il mondo è cambiato, la forma mentis delle donne ma anche degli uomini si è trasformata. La civiltà se ne è avvantaggiata, possiamo dirlo?

Ma i colpi di coda del patriarcato anche nelle aree in cui il percorso emancipatorio e di libertà femminile più si è affermato, sono duri, spesso letali.

La misoginia è ancora pericolosamente presente, alimentata dai nuovi strumenti di comunicazione e dall’universo digitale, che propone modelli comportamentali, linguaggi, rancori sessisti e maschilisti, che rischiano di essere pervasivi, soprattutto nelle giovani menti. Esperimenti e ricerche effettuate sulle piattaforme social hanno rivelato che l’algoritmo spinge i ragazzi verso contenuti misogini, l’odio di genere e la manosfera (rete di comunità online di uomini anti-donne). E dietro ci sono interessi economici e finanziari difficilmente perseguibili. Ce ne stiamo occupando anche nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul Femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere. Per questo insistiamo sulla necessità che le scuole di ogni ordine e grado debbano garantire una seria educazione e formazione sessuale e affettiva. Certo non si tratta della panacea di tutti i mali, ma imprescindibile per affrontarli, per dare forza e consapevolezza alle e ai ragazzi, soprattutto i più fragili.

La politica internazionale

Ce lo chiedono le istituzioni internazionali come l’Unesco, che nel 2018 ha lanciato un documento di linee guida sull’educazione sessuale.

E’ esplicitamente indicato dalla Direttiva Europea n. 1385 del 14 maggio 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica. 

Lo sapevate che nel mondo ci sono ancora 10 milioni di gravidanze non desiderate, le cui complicanze sono la causa principale della morte delle ragazze tra i 15 e 19 anni?

Lo sapevate che la violenza maschile è la principale causa di morte per donne e ragazze tra i 16 e i 44 anni in Europa?

La svolta normativa che il Parlamento compie con l’approvazione di questo Ddl è perciò decisiva: inscrive nel diritto penale il delitto di femminicidio, non come aggravante, ma come fattispecie autonoma, per punire specificamente l’assassinio di una donna commesso perché si sottrae al dominio di chi pretende di avere su di lei perfino il diritto di vita e di morte.

Con l’introduzione dell’articolo 577-bis c.p., viene tipizzato il delitto di femminicidio, che punisce con l’ergastolo chiunque cagioni la morte di una donna “in quanto donna”, ovvero per motivi di discriminazione, odio di genere o per reprimere i suoi diritti, libertà o la sua personalità.

Il movente legato all’essere donna in relazione tossica con un uomo è un elemento costitutivo, non una circostanza generica.

Ricordo che la Corte europea dei diritti umani anche il 23 settembre di quest’anno ha condannato l’Italia per passività giudiziaria.

Come sottolineato dal collega Devis Dori, abbiamo ascoltato con attenzione le critiche avanzate nel corso delle audizioni e nel dibattito pubblico e tenuto presenti le criticità sollevate:

  • il rischio di abuso del diritto penale, i possibili profili di incostituzionalità.
  • la nuova fattispecie sarebbe vaga e difficile da provare, rischiando applicazioni arbitrarie.
  • il problema di sovraccarico della giustizia, aumento delle difficoltà di ordine organizzativo e altre ancora, compresa la questione relativa all’utilizzo della parola donna, che qualcuno propone di sostituire con un termine neutro, oppure introducendo una definizione di cos’è una donna.

Sul neutro maschile si basa tutta l’architettura e l’ordine simbolico giuridico e non solo. C’è una vasta letteratura su cui non posso soffermarmi, per ovvi motivi.

Cito solamente la magistrata Paola Di Nicola Travaglini, consigliera di Cassazione, intervenuta nel corso delle audizioni: “viene spezzata la falsa neutralità del diritto penale, viene indicata, in termini chiari, la struttura culturale e discriminatoria in cui si sviluppa la violenza contro le donne con l’applicazione dell’art. 3, secondo comma, della costituzione e delle fonti sovranazionali.” “Il femminicidio non è l’uccisione di una donna, - spiega - ma costituisce l’apice di una relazione di potere strutturalmente discriminatoria che termina con la sua definitiva soppressione.”

Molto convincente, condivisibile.

LIstituto europeo per l’uguaglianza di genere dell’Unione europea (EIGE), con cui la Commissione sul Femminicidio si è a lungo confrontata, anche attraverso una missione che si è svolta a fine luglio a Vilnius, impegna gli Stati membri dell’UE a considerare il femminicidio un reato autonomo.

Le misure di sostegno per le vittime

Il testo di legge prevede misure di sostegno per le vittime e gli orfani, formazione e prevenzione della violenza di genere. La formazione obbligatoria per magistrati, operatori e operatrici di giustizia, forze di polizia, avvocatura, servizi sociali, personale sanitario, è un nodo cruciale. Certo che la clausola finale di invarianza finanziaria determina un’inaccettabile compressione dei finanziamenti necessari.

Anche per garantire la capacità del sistema giudiziario di applicazione della legge, la rapidità degli interventi e dei tempi, la presa in carico e il sostegno delle vittime e una efficace prevenzione secondaria chiediamo che il governo finanzi adeguatamente la legge.

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