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Nuove ghinee da destinare alle relazioni quotidiane. C'è un gran bisogno di saper pensare, anzi di ritornare a sapere cosa significa pensare, perché la vita, la buona politica, i rapporti hanno necessità di uomini e donne desiderosi di tornare a capire cosa vuol dire “filosofare”, fuori dai codici astratti della filosofia d'accademia e fuori dai luoghi comuni spacciati per prodotti di pensiero. Si potrebbe dire che è quasi un obbligo insegnare a filoso-fare senza buttare via la filosofia imparata a scuola, tra l'altr sempre più disprezzata, sia per buone ragioni, sia per disgusto verso la cultura umanistica.
Si può ricominciare dalla consapevolezza che la filosofia può essere un cammino che ognuno e ognuna può desiderare di percorrere, ritrovando i significati originari e dirompenti delle sue parole-chiave, divenendo così consapevoli di quale uso se ne può fare nella vita quotidiana, che ha bisogno di essere di nuovo innalzata e onorata dal pensare veramente, qualcosa che è alla portata di molti e di molte di noi.
di Annarosa Buttarelli, direttrice scientifica della Scuola di Alta Formazione Donne di Governo pubblicato su "Lo Specchio" de La Stampa il 25 settembre 2022
Nel mondo occidentale il tema dell’astensionismo dal votare è, sempre più, un tema “caldo”, anche perché si pone come un’arma a doppio taglio: se da un lato può essere inteso come un grave segnale indirizzato agli schieramenti in competizione elettorale, dall’altro lato può essere un inteso come un vulnus alla democrazia, poiché offre vantaggi non intenzionali alle maggioranze che si costituiscono nel dopo-elezioni.
In Italia, in questo frangente elettorale, l’astensionismo non è mai stato considerato un comportamento troppo pericoloso, se non in occasioni referendarie. Ma stavolta il tema è diventato virale, sia perché si gioca una partita politica molto importante per il futuro del Paese, sia perché anche in questo caso hanno preso la scena le donne, le quali, anche qui, hanno fatto il sorpasso, secondo le proiezioni statistiche: l’astensionismo femminile potrebbe essere al 5% in più di quello maschile. Come mai? Il fenomeno sarebbe strano perché si è visto che nel mondo, dove c’è il suffragio universale, sono le donne a correre a votare in massa (vedi gli stati del nord-Africa, del sud-Africa, ad esempio; le precedenti elezioni in Cile, ecc.) per esprimere la volontà di cambiare il regime o per confermarlo se è sotto minaccia. La situazione italiana è accostabile a questo dilemma e perciò ci si aspetterebbe una mobilitazione elettorale femminile degna della gravità del momento.
Il respiro consapevole porta alla luce, disvela, rivela, fa di ogni resto di nuovo l’intero. Perché per far nascere ogni giorno il mondo, ho bisogno di coltivare il respiro e radicarmi nel corpo, ho bisogno di custodire e concepire parole capaci e capienti, da sempre fedeli. Cominciare e continuare ogni volta il respiro è cominciare e continuare ogni volta il respiro del mondo. E’ il nostro riparare (rimettere insieme i pezzi e proteggere) le parole che fanno la vita, è guadagnare ogni volta tutta la vita che siamo...
Le donne nella campagna elettorale sono presenti come candidate con rappresentanza garantita dalle quote di lista rispettate ai nastri di partenza, studiate a tavolino e potenzialmente a rischio se il seggio non è blindato. Fra le tante assurdità democratiche di questo sistema elettorale, anche le garanzie di genere saranno compromesse.
di Maria Antonietta Filippini, pubblicato su La Gazzetta di Mantova, domenica 4 settembre 2022
La Novità storica, si chiama così la Rete delle Donne di Governo, nata in primavera e che ora si rivolge a tutte le candidate al Parlamento. Un nome che sa di fierezza ed esclude in partenza il vittimismo a favore di un “diamoci da fare, sicure e determinate”. L'idea è nata da Annarosa Buttarelli, la filosofa mantovana che ha dato vita alla Scuola di Alta Formazione Donne di Governo, già attiva in tutta Italia, dopo essere stata tra i fondatori del Festivaletteratura.
Impazza una campagna elettorale che più sconclusionata di così non si può, e vi è la possibilità che, per l'ennesima volta, paghino il prezzo le candidate, le sostenitrici, le femministe di vari raggruppamenti. Bisogna fare un passo a lato, per vederci chiaro e non aggiungere confusione a confusione, e anche un passo avanti per cercare di alzare il livello delle attese, senza fare precocemente programmi di governo.
È quello che stanno facendo le componenti della rete “La Novità Storica”, tra cui ci sono candidate e donne di governo. La lettera che leggerete sta diffondendosi e inizia a cambiare le carte in tavola poiché propone una delle poche cose sensate e realistiche in questo difficile momento: l'ampliamento di una rete tra donne candidate, trasversale ai partiti e alle liste, insieme alle segretarie di partito, con il sostegno de “La Novità storica” che esisterà e si allargherà anche dopo queste votazioni. La “dissidenza nella lealtà”, una pratica di questa rete, garantisce la possibilità di non essere schiacciate dalle logiche patriarcali che ancora dominano partiti e istituzioni pubbliche.
Annarosa Buttarelli direttrice scientifica Fondazione Scuola di Alta Formazione Donne di Governo
di Rosella Prezzo*
Nei primi anni Settanta, all’università di Milano, in un periodo pieno di effervescenza politica e relazioni, di “movimento” appunto, mi laureavo giovanissima in filosofia. Ma, paradossalmente, proprio mentre discutevo una tesi su Marx e Hegel si sputava su Hegel. Circolava infatti l’ingiunzione femminista irriverente di Carla Lonzi Sputiamo su Hegel, testo radicalmente rivoluzionario, in cui si leggeva, tra l’altro: “Non riconoscendosi nella cultura maschile, la donna le toglie l’illusione dell’universalità”.
L'Aula del Senato ha respinto l'emendamento della senatrice Maiorino che chiedeva la possibilità di adottare la differenza di genere nella comunicazione istituzionale scritta.
L'emendamento prevedeva che il "Consiglio di presidenza stabilisce i criteri generali affinché nella comunicazione istituzionale e nell'attività dell'amministrazione sia assicurato il rispetto della distinzione di genere nel linguaggio attraverso l'adozione di formule e terminologie che prevedano la presenza di ambedue i generi attraverso le relative distinzioni morfologiche, ovvero evitando l'utilizzo di un unico genere nell'identificazione di funzioni e ruoli, nel rispetto del principio della parità tra uomini e donne". Inoltre le proposte di adeguamento del testo sarebbero passate al vaglio della Giunta per il regolamento. (Ansa, 27 luglio 2022)
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